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Archive for the ‘mostre ed eventi’ Category

Vi presento una mia opera di Sand Art

corto presentato alle ore 21. 30 nei Locali del Diocleziano a Lanciano, presso Piazza Plebiscito per la mostra (CON)fusioni 18-19-20 maggio 2012
INOISUF(NOC)
-Erica Abelardo: sand art
-Loris Baccalà: Hang music
songs
Hydrogenated fast, Hang time e il rumore bianco

buona visione!

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“L’arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano.

Senza questo contatto, l’arte non esiste. Ho scelto di diventare un produttore di immagini del XX secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. È diventato chiaro per me che l’arte non è un attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, ma esiste per tutti noi, ed è questo che continuerò a fare”.    Keith Haring


…siamo nel 1980, La metropolitana di New York è il suo laboratorio, il luogo dove lui sperimenta, improvvisando ed inventando, ma sempre utilizzando lo stesso metodo: disegnata una prima trama, traccia con il pennello icone e modelli che ciascuno di noi, a poco a poco, è in grado di riconoscere.
Così come la quantità delle sue creazioni aumenta, maggiore è il numero degli spazi pubblici a sua disposizione, luoghi in cui il pubblico può ammirare liberamente e gratuitamente la sua creatività.

Sceglie il suo percorso, tornando ai luoghi della sua infanzia e trasportandoli agli anni della sua maturità. Cartoni animati ed energia atomica, icone infantili e industria del consumo, bambini schiacciati dal potere della tecnologia, schiavizzati, sacrificati al volere della macchina, gratificazione immediata dei bisogni del singolo e della totalità dei desideri, il potere del sesso.

Esiliato dal mondo artistico ufficiale, Keith Haring è tuttavia un artista di successo molto popolare. Sempre nel cuore della modernità, considera la sua arte come una massa  risultante da prodotti commerciali. Infatti nel 1986 smette di disegnare nelle metropolitane ed apre un negozio nel quale vende magliette, cartoline, poster, prodotti figli della sua stessa arte: è il Pop Shop. In questo modo vuole rendere la sua arte ancora più accessibile, includendola nella vita quotidiana di tutti: in seguito, Keith diventa un vero e proprio marchio.

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Il murale di Millwaukee  è lungo 30 metri, costituito da 24 pannelli, fronte + retro,  realizzato su commissione della Marquette university nel 1983 , in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee.

L’iconografia rappresentata nell’opera è esemplificativa infatti del suo vocabolario che incalza il neo-pop americano degli anni 80 ; sono  rappresentati  bambini a carponi , cani, personaggi danzanti, quali ballerini di breack dance, televisori volanti e serpenti in un riassunto grafico, sintetico, d’impatto a tre colori.

Il mio pensiero?

Molti lo hanno nominato “il padre del graffitismo” , personalmente credo non sia corretta questa definizione in quanto graffitari e writers sono sempre esistiti e addirittura coesistiti con lui…; penso che Haring non sia il pioniere del graffito, credo invece che abbia indubbiamente inventato un nuovo linguaggio espressivo urbano, costituito da sagome quasi infantili e primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che possiede  una chiara connotazione al fumetto. Il suo lavoro creativo è stato quello di concepire  una street art che si distinguesse , con una chiave di lettura immediata e accessibile a tutti,  semplice ma allo stesso tempo che rimanesse impresso all’ osservatore…che piu avanti diventerà fruitore dei suoi prodotti commerciali nel suo negozio. Questa sue scelta stilistica, conia uno stile nuovo e inedito, che è  facilmente identificabile in mezzo a quello di altri artisti dai suoi contemporanei a oggi.

Ricordo che in gergo writing l’over-line è quella linea che spesso si dà alla fine per rifinire l’opera e i suoi bordi, oppure all’inizio per tracciare  le linee di forza del disegno, Keith dell’over-line ne fà quasi l’assoluto protagonista, la linea insieme alle campiture a tinta piatta, diventano l’opera finita. Una creazione quasi vettoriale, priva di sfumatute, netta, brutale…si serve di pochi elementi del writing ma con questi comunica attraverso semplici elaborazioni grafiche…da vicino le sue opere presentano scolature e pennellate veloci che rendono l’opera piu calda, vibrante…vissuta nella sua semplicità d’esecuzione.

Certo è che vedere solo un opera, anzi due…qualche foto di lui e un video proiettato è un pò troppo poco in relazione al costo del biglietto per l’accesso a questa mostra teatina.. almeno non l’avrei chiamata mostra, ecco;  tutto sommato non rimpiango di averla vista, vengo dal writing illegale…. o perlomeno un anno della mia vita è stato dedicato al deturpamento urbano creativo per cui vedere un opera di un esponente pop/street art, mi riconduce ai quei ricordi ormai remoti ma indelebili di quel breve periodo, dove le bombolette erano l’arma volta a creare ed imporsi pubblicamente senza preavvisi senza autorizzazioni ma con la voglia di comunicare… Haring è uno di noi , ha saputo vincere e “farsi legalizzare” riuscendo anche a vendere il suo operato, veicolando il suo stile , facendolo diventare  anche moda da acquistare in piu forme… tutto questo merita la mia stima e il mio voler vedere dal vivo il suo lavoro per quanto privo di sudore figurativo esso sia 🙂

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Per la seconda volta fuori dagli Stati Uniti, in esposizione dal 30 luglio 2011 al 19 febbraio 2012 in Italia, presso il museo Nazionale La Civitella di Chieti, location di chiara entità archeologica, che ha voluto accogliere un opera del moderno novecento; la sede museale diviene così,  un eccezionale luogo di incontro tra passato e presente.

L’iniziativa è promossa dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Chieti, organizzata da Alef – cultural project management di Milano, in collaborazione con il Patrick and Beatrice Haggerty Museum of Art, Marquette University, Milwaukee, WI.

Ecco le foto che ho scattato alla mosta teatina.




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..ToYo story..

Toyo / mon / amour

..encore

La mia performance…

è il racconto visivo ispirato al calice di toyo Ito, attraverso la “sand art” creazione di immagini che compaiono e si annullano , si creano e si disfanno, mutando , trasformandosi, raccontando..

illustrazioni dinamiche che le mani, la sabbia e la luce forgiano in un momento…unico e irripetibile, fino a non lasciar piu traccia del loro passaggio.

qui il link per leggere il racconto

https://ilblogdieka.wordpress.com/2011/03/

La confraternita dei calici infranti si riunisce (encore) per la seconda edizione di toyo mon amour , lo fà per comunicare, mostrare, provocare, esprimere la propria idea attraverso l’arte… accade il 3 dicembre 2011 nella galleria : spaziopepmarchegiani a Pescara. Seguono performance, dibattito e buffet…presidiata dall’ordine degli architetti, presentata da Luca di Francescantonio con il supporto pubblicitario di Mente Locale ed il portale Eviconcept.com la mostra provocazione ispirata al calice di Toyo Ito riscuote successo e smuove le critiche di testate, blog…coscienze…

ecco un riassunto video dell’evento

photo della mosta

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locandina

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Solitamente sono le religioni a radunare i popoli, a possedere il primato dell’ annettere massicce quantità di persone, richiamando a se devoti e credenti in tutto il mondo.

Ma l’arte??

Credo fermamente che sia capace di avere l’ennesima potenza…   sono convinta che quella di esprimerla, rappresenti una tra le esigenze umane,   credo nella sua esistenza in ognuno di noi , ma,  per  alcuni individui  è vissuta quasi come un bisogno fisiologico, intrinseca in sè  ne detta, in questo caso,  talento ed una genialità fuori dal comune.

L’arte, seppur non essendo una religione ma un” libero arbitrio dell’anima” , riesce a radunare uomini di ogni dove, in numero notevole e in un posto che definirei molto più che singolare!

Ricorderete la città di Zion del film “the Matrix”, ebbene,  potrebbe esisterne il surrogato.

Ogni anno si erge nel deserto del Nevada una città temporanea,  vive per soli 8 giorni e arriva a rappresentare la comunità più popolosa dell’intera contea; è la  Black Rock City (BRC) :  un colosso, un’ intera comunità disposta in quartieri  autogestiti, un villaggio a tutti gli effetti, un parco giochi, una mostra a cielo aperto, una discoteca infinita… un calderone di molteplicità, dove la musica, la scultura e l’arte in tutte le sue forme, si esprime senza limiti, censure e vincoli..  lontani dal mondo delle metropoli abitate.

Questo esperimento urbano, avviene per un festival  speciale che prende il nome di BURNING MAN.

A me piace definirla ” la mecca dell’arte”,  è l’evento a cui una volta nella vita bisognerebbe partecipare.  I motivi sono tanti ma riassumibili e divisibili in due aspetti : il divertmento e l’umana solidarietà.

L’intenzione è quella di dare vita ad un’esperienza che possa produrre un cambiamento spirituale, positivo nel mondo, attraverso l’idea di una società che connetta ciascun individuo al proprio potere creativo, favorisca la partecipazione in comunità, promuova la cultura civica, ma soprattutto sia capace di riscoprire un nuovo e più profondo legame con la natura.

Vi starete chiedendo come un evento fatto di concerti, giochi e workshop tocchi principi dell’anima… delucido subito: questo posto non è certamente un’attrazione turistica, non vi aspettate di comprare gelati e gadget con i vostri soldi, non aspettatevi di dormire in alberghi convenzionati ne aspettatevi altri prevedibili servizi… non siamo ne a  Gardaland e ne al Sansation. Qui il portafoogli non vi servirà…tutto è fondato sul baratto, sullo scambio…

Non è ammessa la vendita, né è consentito l’uso del denaro, vige una “rigida” economia del dono, del sostegno produttivo e della condivisione.

Gli organizzatori ritengono che sia impossibile raccontare il senso del Burning Man a chi non vi abbia mai partecipato, non ci sono regole di comportamento e spetta a ciascun partecipante decidere in che modo contribuire e cosa donare alla comunità.  È un evento “radically inclusive” e il suo significato è “potenzialmente accessibile ad ognuno”.

Nel deserto l’acqua è merce rara, non esistono serpentine idrauliche che giungono dalle metropoli, sono presenti sistemi e meccanismi da campeggio, la città e una grande tendopoli, con camper e tende smistati rigorosamente a formare quartieri e sezioni…

I partecipanti ovvero i cittadini della BRC sono chiamati i “bruciatori”.

Qui il lavoro di gruppo e l’amore per l’altrui persona sono i principi di rilievo… gli stessi  principi che non vogliono far riferimento a  nessuna religione. Questa è unicamente un’ esperienza d’aggregazione, calore, anime in fusione…. ;molto probabilmente può apparire disarmante per chi è legato al “convenzionale”, ma ciò che è certo è che…qui, questo vivere condiviso sa cambiare le proprie ottiche della vita dando valore alla propria persona.

Il tuo i Phone? bè prova a vedere se ti funziona…qui nel deserto!

Non puoi parte dell’evento se non sei pronto a scrollarti di dosso il futile accettando consapevolmente di  tornare ai primodrdi. Eppure….  staccare la spina lo sappiamo, fa indubbiamente bene.

La sopravvivenza è autogestita, i disagi sono vissuti come stimolo per autoingegnarsi ed attivarsi per il bene della comunità. Si formano organizzazioni e delegati, ma tutti sono addetti al buon funzionamento della vita della Black Rock City.

Le apparenti fatiche sono altamente ricompensate….  si diventa persone migliori, si impara molto insieme agli altri…

La settimana si svolge con attività interessanti e differenti da vivere e condividere. L’arte ed in generale una libera espressione del sé hanno un ruolo predominante in questa esperienza. Larry Harvey, fondatore del Burning Man, sceglie ogni anno un tema intorno al quale costruire una riflessione collettiva,  fatta di installazioni, campi a tema, doni, costumi o veicoli mutanti: non si può essere spettatori, bisogna partecipare!

I quartieri sono divisi in campi a tema, cè il campo dello yoga e delle arti orientali, cè il campo workshop di giocoleria, il campo dei bikers, il campo allenamenti sportivi e quelli dedicati ad altre culture, passioni, forme d’arte e di espressione… ne sono tanti e non sconvolgetevi di incontrare ogni tanto dei nudisti, dopotutto  liberarsi delle “convenzioni” è una delle filosofia di punta qui.

…e poi incontrerete magnifiche opere d’arte…..manufatti  di artisti conosciuti, ma anche emergenti pur rappresentando la minoranza. Questa è una vera e propria mostra a cielo aperto, suggestiva e degna di stima, che già si scorge a grandi distanze, proprio perchè alcune sculture sono molto alte ed imponenti.

Le installazioni, sono realizzate in diversi materiali, ma la maggior parte di loro sono fatte unicamente in legno….poi capiremo il perchè. Sono realmente definibili ” cattredrali nel deserto” , mai fu più adeguata tale definizione!  Esse segnano il percorso per raggiungere la città. Alcune sono piu elaborate e figurative, altre concettuali… ma tutte sanno emozionare….  raccontano la vera passione per l’arte, le fatiche della loro costruzione  e trasudano l’anima dell’artista.   Lo scenario assomiglia a un set di un film cyberpunk, alcune di queste opere sono il frutto di bravi ingegneri, ci sono strutture meccaniche perfettamente funzionanti e dinamiche… ” macchine ragno” o altalene e bascule che funzionano come giostre….etc etc…isomma da vedere!!!

Si inizia a vivere il burning man prima ancora di arrivarci, infatti quasi ogni mezzo è “CustomIzZzato”.

Ma se state immaginando il genere  tuning car, sbagliate….siete molto lontani,  immaginate invece, mezzi fantascientifici che solo nei vostri sogni o nei film avete visto! Certo, tra la molteplicità di partecipanti  ci sono anche quegli artisti sopra le righe, magari un pò piu ironici e meno capaci sotto l’aspetto dell’ingegneria meccanica che arrivano su mezzi pacchiani e buffi… ricordandomi il carnevale di Rio, ma nel contempo li ritengo pittoreschi inquanto  contribuiscono a raccontare lo spirito creativo dell’evento. Questa è  art car, facile” sbizzarrirsi!

Ma vi basterà digitare su immagini di Google, la parola: BURNING MAN per avere una panoramica immediata dell’entità dell’evento…del suo carattere e dei suoi colori.

Sparse nella città, sono immancabilmente presenti le aree disco, dove i generi musicali sono più che molteplici…. quasi 20 ore di musica per giorno accompagnano l’evento…. fino all’ultimo giorno,  in cui la sera, finalmente cè la grande festa rituale.

L’uomo di legno, la grande scultura, simbolo assoluto del burning man, un’ imponente  statua in legno dalle sembianze umane, viene incendiata, a rappresentazione simbolica di quella espressione radicale del sé (radical self-expression) che è la chiave interpretativa dell’intera iniziativa.  Si forma un alto  rogo che illumina a giorno il deserto. Questo è un momento sensazionale, (immaginate la festa a Zion…) la gente è invasa dalle emozioni, si balladalla consapevolezza di aver terminato un esperienza unica, di aver condiviso emozioni pure…

Qui termina l’esperienza del burning man, non prima di spettacoli con il fuoco, i migliori! con i guru della giocoleria e del circo mondiali, poi seguono i giochi pirotecnici e il via al reave party che va avanti tutta la notte e colora il deserto…. questo è un momento che definisco tribale, di cui la persona si riappropria.

Entro un mese dalla fine dell’evento, di Black Rock City non resta più traccia,  tutto ciò che è stato creato e prodotto nel corso degli otto giorni, in larga parte viene dato alle fiamme e per un altro anno il deserto continua a dominare il paesaggio.

(è nata anche un’associazione: la Black Rock Arts Foundation che promuove e sostiene l’arte pubblica e interattiva anche al di fuori della manifestazione)

L’evento è descritto da molti partecipanti come un esperimento di comunità, radicale espressione di sé, fiducia in se stessi, riappropriazione della propria persona e dei propri valori umani.

Definito il più importante avvenimento della controcultura americana degli ultimi decenni…oggi continua a farci sognare…

..E pensare che la magia del  Burning Man è iniziata con un  falò estivo tra 20 amici che decidono di incontrarsi nel deserto, correva l’anno 1986. Oggi, anno 2011, “il falò” vanta piu di 51.400 presenze.

Questo numero di persone così alto mi affascina e mi porta a riflettere….  ogni anno stà crescendo un elitè di individui che vogliono urlare al mondo la propria libertà di pensiero ed espressione.  Certo lo puoi fare comodamente davanti a un pc aprendoti un blog in tre minuti e uploadando le tue opere se ti ritieni un’ artista, o puoi condividere tutti  i tuoi pensieri su facebook…,  puoi andare a Gardaland a divertirti sulle giostre o al Sansation a provare il brivido del reave party legalizzato e artistico ma…..  l’esperienza della fratellanza, della connessione umana, del guardare dentro te stesso e sfidarti in un contesto fuori dal convenzionale ti restituisce indiscutibilmente una ricchezza impalpabile ma utile al tuo ritenerti un essere umano, oltre che aiutarti a conoscere te stesso e rilasciarti molte risposte che cercavi sul senso della vita…

Non vi resta che scovare i video su Youtube…(non farete fatica, ce ne sono innumerevoli) sono testimonianze visive e documetari di chi vi ha partecipato….e state sicuri, a primo impatto: il primo commento che avrete sarà sicuramente negativo, inquanto non siamo abituati a ciò che è strano, libero dalle mode, dalle tendenze e dai clickè. La gente del burning man vi sembrerà una masnada di pazzi e folli. In realtà non lo sono,  lo sono molto di piu: sono persone che vogliono vivere, condividere ed emozionarsi!

Veniamo anche agli aspetti realmente negativi, che ritengo almeno di accennare in quanto una realtà che non bisogna celare dietro un tabù. Secondo voci velate e vostra azzeccata intuizione, sono anche le droghe a girare molto e liberamente in questo evento. Non di certo un motivo di vanto ma sicuramente è una tasto dolente che si innesca un pò ovunque,  si farebbe prima andar per esclusione su quale evento non sono ormai presenti droghe leggere e o  pesanti!  Personalmente non escludo che qualcuno si rulli una canna tra folla in piazza S.Pietro, durante l’omelia del Papa.   Nonostante non condivida, mi ritrovo a dover ammettere, soffermandomi su una categoria, quella degli artisti, che spesso sono anime tormentate, sensibili e talvolta deboli ..che attingono alla perdizione degli stupefacenti cosi chè gli effetti di inibizione delle mente si fondono alle loro capacità artistiche trascendendo  fino all’ispirazione. ma riflettendo , non è detto che siano le persone peggiori quelle che vanno contro la propria salute, tutto è relativo…ma lascio ad altri le conclusioni in merito.

Un altro aspetto negativo è le nebbie di polvere…ovvvero i granelli di sabbia del deserto, ma tutto sommato ha una nota positiva anche questo disagio, il contatto con la natura!

Anche l’illuminazione è un altro pregio/difetto dei campi estivi, il bello è che qui di notte ognuno i inventa dei  sistemi di illuminazione originali ed   artistici, qui l’elettricità e dosata e destinata agli usi primari del campo…; i led sono strausati e abusati ovunque , anche addosso e poi…………………cè il fuoco che è  luce naturale!

Il Burning Man brulica di artisti.. ma tra di loro ci sono medici, avvocati, persone stimate…ma soprattutto si distinguono gli ingegneri, gli architetti, gli scenografi quotati nel mondo del cinema ed altri cervelli, persone con lavori normali se non straordinari.  Li troverete più qui che altrove.

Ok, a questo punto molti di voi hanno ancora la convinzione che il Burning Man sia troppo “Trash” o sia per punkabestia o per i figli dei fiori….  so che lo pensate…( è una conclusione piuttosto banale e scontata). Fermatevi pure a questo, alla superficie delle cose…se vi accontentate di avere questa presunzione o un certo “gusto”….ma ricordatevi che il gusto, è un influenza dettata dalla moda…., un concetto chiuso e snob fondato su principi alquanto blandi, frivoli di cui almeno per una volta bisognerebbe liberarsi.

Il genio è l”arte sono follia…. questo si che è un clickè.

Erica Abelardo

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photo

Suggestiva…ecco la città dall’alto…

si prevede già, che tra qualche anno, il cerchio si chiuderà e nasceranno altre geometrie, altri “gironi” per dare spazio alle numerose masse umane che si aggiungono alla comunità della  Black Rock City. Il city designer è Rot Garrett.

alcuni video in rete…

nei video l’esperienza  vissuta da una comitiva di ragazzi, fantstico sunto!|

http://vimeo.com/6636389

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foto di: Dust To Ashes

…DAL SATELLITE

http://www.dlr.de/dlr/en/desktopdefault.aspx/tabid-10081/151_read-1775/year-2011/

TerraSAR-X satellite radar, gestito dal Centro Aerospaziale Tedesco (Deutsches Zentrum für Luft-und Raumfahrt, DLR),

ha acquisito alcune immagini impressionanti del festival e il suo processo di installazione.

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Elefante vs Calice.                                                                               

Una delle “malattie” che si tramandano tra gli individui sociali, che appartengono a una comunità, è spesso la superstizione. La stessa si è rivelata talvolta un male contagioso, una psicosi che nel corso degli anni ha solo affievolito la sua influenza ma rimane fortemente radicata, resiste dura e inabbattibile. Salvo alcuni casi la sua negatività non è tale da poterla necessariamente condannare, infatti, seppure la scienza è da sempre in dichiarato conflitto con essa, il lato irrazionale di alcune persone la guarda ancora con credibilità, altri invece la lasciano semplicemente sopravvivere, in fondo altro non è che una colorata fetta della grande torta del folklore popolare.

Mi diverte pensare , riguardo il caso del Calice di Toyo Ito, che tra le cause del suo cedimento, ci sia, sempre secondo una mia fantasiosa interpretazione, lo zampino della magia e della superstizione.

(Ora guardo atraverso la sfera di cristallo…e LEGGO)

Ebbene si…successe proprio che la città riversò una massiccia  dose di vivace superstizione  sull’opera, ciò ne influenzò la sua salute. In particolare fù la collettività, una maggioranza di cittadini schieratasi contro il calice a metterlo “al rogo” fomentando opinioni libere… fatte perlopiù di critiche negative , sentimenti di disprezzo, accanita repellenza e malelingue… fu così che questi forti influssi, emanati da più  individui, generarono un’invisibile e potente energia che finì per metterere “in ginocchio “ l’opera di Toyo Ito che non ebbe nemmeno il tempo di conoscere tutte le stagioni ..come invece,  il suo vicino collega di tovaglia, ha potuto vivere. Non escludo infatti  che anch’esso, indignato,  forse l’abbia portato a perire tra dilanianti squarci e perdite sanguinanti del suo contenuto.

…ma chiediamoglielo:

(L’Elefante si racconta in un’intervista immaginaria)

“cosa penso del calice?..bè credo sia un tipo raffinato, moderno,  minimale… insomma all’avanguardia…! Lo capisco dal suo sguardo, è un tipo furbo, ma non piu’ navigato di me. Finora nessuno ci ha presentato , lui è molto diffidente credo mi abbia snobbato dal primo momento, ma  non lo biasimo,  siamo molto diversi. Non so cosa pensi veramente di me.  Se ti và ti parlo io di ME, credo di conoscermi abbastanza per farlo…in fondo sono una vecchia carcassa che convive da anni con se…”

(l’elefante, da qui, assumerà  una tono più sussurrato… mi racconta:)

“…ho subito svariati atti di vandalismo, il sole caldo a picco su di me del mezzogiorno urbano, le raffiche di pioggia che mi hanno consumato la pelle di cemento, ho sopportato il peso tossico delle micro polveri, ho sofferto la calura e il freddo da solido pachiderma, ho posato per innumerevoli foto con i forestieri, ho visto grandi eventi, stands, spettacoli, palchi e concerti, ho visto ergersi strutture provvisorie, ho visto sorgere un grande albero addobbato e una curiosa lastra di ghiaccio su cui le persone scivolavano felici; a Carnevale ed halloween ho concesso ai bambini di spruzzarmi spray schiumosi  con grande dignità, ho vissuto le provanti offese del clima pazzerello, ho accusato  le raffiche di sabbia arrivare dalla spiaggia quando il vento soffiava violento ..mi sfidava     …in quei momenti sorridevo…;

ho sentito la leggerezza di una farfalla posarsi sulla mia zanna, ho sentito il magico canto del mare a tarda notte in inverno e un giorno anche un gabbiano si poggiò su di me, mi  tolse quella fastidiosa buccia di banana in putrefazione che un ragazzino aveva tirato sulla mia ruvida testa..ma fu l’unica volta che un animale di quella razza mi fece visita. Ho conosciuto piccioni di ogni piazza, di solito a loro piace raccontarmi i loro viaggi…. bè in verità non capisco  cosa mi dicano, quasi mi ipnotizzano ma li apprezzo, i loro versi quotidiani sanno cullarmi come il piacevole rumore del traffico.

Mi sono divertito quando strambi pantaloni dal cavallo basso e il volto coperto mi dipingevano di tonde chiazze rosse…ero carino, ma qualcun altro non ha apprezzato e sono stato lavato e ridipinto con un colore bianco che meglio si assortiva alla piazza; pensa che una volta sono stato anche color mattone…! Ho fatto amicizia con più esseri a quattro zampe, ma solo quelli senza guinzaglio mi concedevano un refrigerante regalo bagnandomi le zampe con i loro fluidi, ho stretto una solida amicizia con le palme e ho sofferto molto per la loro scomparsa…, ho vegliato sui negozi del centro, solo quelli che avevo di fronte… dietro di me cè un mondo che non conosco ancora!

Non dormo mai….

Ho partecipato, anche se passivamente, ai cortei studenteschi e sostenuto i loro credi con la mia “ferma posizione” retta e seriosa. Ho visto passare esseri umani su mezzi strani…alcuni di loro avevano tavole con le ruote o le ruote ai piedi..scivolavano via spensierati e leggeri sulle superfici urbane di questa piazza….ma non ho mai provato invidia per la loro libertà, io sono qui, è il mio compito.

Adoro  la mia imponente e istituzionale presenza, questa posizione in piedi, naturale e rilassata mi da sicurezza, mi sento un porto sicuro e forse chissà.. riesco anche a trasmetterlo ai miei amici animali a due zampe che il mondo chiama cittadini.

Sai, negli anni, un episodio sistematico è la scena familiare in cui i genitori portano i figli innanzi a me, in queste occasioni più di una volta ho sentito, un padre rivolgersi alla propria figlia  e  parlare di me collocandomi  in un posto chiamato  Africa …me lo immagino un bell’ambiente e presumo sia un grande negozio di giocattoli…!

Che dolci le carezze di grandi e piccini… le persone sono fatte di un’altra consistenza, morbide e calde al contrario di me.

In questa zona l’aria è colma di iodio, cè sempre tanta gente e gli argomenti che qui vanno per la maggiore sono gli acquisti e gli aperitivi… ma ascoltando molta persone ogni giorno ho avuto la fortuna di conoscere tante altre cose più interessanti che riguardano la vita..

Molti si sono dati appuntamento presso di me, sai sono un punto di riferimento molto usato trai giovani!

Ho visto passare in perlustrazione uomini in divisa seduti su animali alti quasi quanto me, altre volte ho visto artisti di strada divertire e stupire i passanti con le loro prodezze, ho visto innamorati scambiarsi effusioni, ho visto nascere importanti storie d’amore e amori disfarsi…

Una volta anch’ io mi sono innamorato…era una ragazza di bell’aspetto, portava una borsa con dei piccoli e simpatici elefantini disegnati, mi colpì subito, passava al mio fianco ogni giorno, esclusi i fine settimana, ma non mi degnava sguardi…era sempre indaffarata con un ageggio piccolo che portava all’orecchio…forse amava lui… Ho scoperto che gli umani spesso provano amore per gli oggetti, ho visto un uomo togliere maniacalmente una ditata sul vetro della sua elegante macchina e lanciargli anche un bacio…. Ho anche visto donne guardare con amore e rapimento l’elegante macchina.

Spesso le persone hanno dei comportamenti anomali che colloco nel grande cesto dei misteri che ancora comprendo.

Da qui, mi capita di assistere anche agli incidenti stradali, vedo sempre tutto e so sempre di chi è la colpa, nessuno ha mai pensato di chiedermi di testimoniare, ma non mi lamento…

Ho assistito a scontri violenti, scene di intolleranza, e rocamboleschi scippi…. che per lo più  capitano agli esseri umani con i capelli grigi o quasi bianchi,  non so perché.

Ho visto barboni e tossicodipendenti cadere ai miei piedi….ho fatto loro compagnia, quando gli altri giravano lo sguardo, ho visto persone famose, persone ricche …ma anche  falsi ricchi e poveri veri, ho visto passare silenziosissime donne con i cappucci, uomini con le tuniche che camminavano con i sandali ai piedi nei periodi rigidi… , ho sentito parlare a voce alta donne con capelli lunghissimi e gonne altrettanto lunghe, …giuro, parlavano una strana lingua. Dagli anni 70 ad oggi ho visto ragazzi che si vestono di abiti molto simili, come copie… forse si mettono d’accoro ho sempre pensato, dato che amano ripetere lo stesso rito anche la stagione dopo, o la settimana successiva…..qualcuno la chiama Moda… forse è il nome di una malattia contagiosa.  Io non ammalo fortunatamente, posso vantarmi della singola volta in cui venne un medico per accertarsi della mia salute, lo chiamavano “perito” ..buffo nome.

Nevrotici i passanti in ritardo agli appuntamenti, caciaroni i gruppi in visita d’estate, eppure quando i flash dei turisti mi colpiscono, fiero, vado in scena! Mi sento invaso dalla felicità quando un cittadino mi osserva, mi sento appagato quando qualcuno mi rivolge un saluto furtivo e frettoloso anche solo con la coda dell’occhio, …ma…quando mi fermo a riflettere…sul nostalgico passato, verso una tiepida goccia di malinconia perché osservo come nessuno dei miei concittadini, ormai, si soffermi più di pochi secondi a contemplarmi …come una volta.. quando mi installarono.

Il mio creatore è Vicentino Michetti, ma sono pronto a scommettere che tanti l’avevano dimenticato, oggi si parla molto di Toyo Ito il papà del mio moderno vicino….mi piacerebbe conoscerlo, ho un debole per i creativi…ci danno la vita, proprio come nella favola di pinocchio che ho sentito leggere da una mamma;  lei e il suo bimbo erano  seduti sulla base della palma più  vicina a me…, quella volta mi deliziarono della loro compagnia per un paio d’ore.

Guarda li….Un grande orologio elettronico è all’inevitabile portata della mia vista, non cè possibilità di scampare alla consapevolezza della mia interminabile permanenza e esistenza su questo perimetro di cemento, dolce e amaro pezzamento d’asfalto che mi sento stretto ma nel contempo continuo a schiacciarlo,immobile.. con la fierezza di un Maestoso Custode della Città.

Sono una giustificatissima creatura paffutella, “di normo sovrappeso” in quanto pachiderma, ma soprattutto, sono una scultura, un’opera, un simbolo, un sentimento, uno storico comunicatore…  e fin quando lo vorrete sarò il buon vecchio elefante di Centrale. “

Prendendo atto delle spontanee dichiarazioni dell’intervistato possiamo dedurre che esso non esercitò negatività verso il calice, ne lo accusò di furto di protagonismo… non sappiamo se il calice di Toyo Ito condivida il ruolo auto titolatogli dall’elefante, ne conosciamo la sua opinione, i suoi punti di vista;  infatti esso è entrato in coma profondo dopo l’incidente che lo vide vittima di un’ imprevedibile conseguenza dell’ escursione termica (causa che tutt’oggi è in via d’accertamento, la proniosi è riservata). Dunque il calice è attualmente infortunato e impossibilitato a rilasciare un’intervista, attendiamo che si rimetta per attuarla.

Nel frattempo, un’analisi critica che tutti noi possiamo fare è  la classica morale della favola : nessun opera artistica non merita attenzione, le opere vecchie non devono fare posto a quelle nuove ma devono convivere insieme senz’astio e in pacifica armonia, come un putpurrie in un centrotavola -.- l’arte può PIACERE come non può PIACERE  perché il PIACERE è mosso dalla personale sensibilità dell’individuo; se uno su dieci apprezza quello che è un obrobio per la maggioranza, quest’ ultima non può fargliene una colpa, dopotutto il deturpamento urbano autorizzato purtroppo non è un reato -.- ,  certo è che …le opere di vecchio stampo  sono di gran lunga più resistenti perché…alla vecchia scuola, al vecchio pelo  non cè competizione.

Buonanotte

Erica Abelardo

                                                                                                                                                                                                                                      9-06-2010

di seguito il mio racconto visivo in ” sand art” ispirato alla vicenda, un estratto del live performance nella galleria Pep Marchegiani.

PRIMA/DOPO

ELEFANTE VS CALICE

prima dopo

…la mia opera installazione

ispirata al caso Toyo Ito, per la mostra collettiva TOYO / MON  /AMOUR

“IMBILICO”


locandina evento…


foto dell’evento…

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arrivederci al prossimo…


alcuni pubblicano il mio racconto…articolo su ozio magazine http://www.oziomagazine.it/primo_piano/lelefante-di-piazza-salotto-racconta-una-storia-pescarese.html

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