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Archive for gennaio 2012

“L’arte vive attraverso l’immaginazione delle persone che la guardano.

Senza questo contatto, l’arte non esiste. Ho scelto di diventare un produttore di immagini del XX secolo e ogni giorno cerco di capire le responsabilità e le implicazioni che questa scelta comporta. È diventato chiaro per me che l’arte non è un attività elitaria riservata all’apprezzamento di pochi, ma esiste per tutti noi, ed è questo che continuerò a fare”.    Keith Haring


…siamo nel 1980, La metropolitana di New York è il suo laboratorio, il luogo dove lui sperimenta, improvvisando ed inventando, ma sempre utilizzando lo stesso metodo: disegnata una prima trama, traccia con il pennello icone e modelli che ciascuno di noi, a poco a poco, è in grado di riconoscere.
Così come la quantità delle sue creazioni aumenta, maggiore è il numero degli spazi pubblici a sua disposizione, luoghi in cui il pubblico può ammirare liberamente e gratuitamente la sua creatività.

Sceglie il suo percorso, tornando ai luoghi della sua infanzia e trasportandoli agli anni della sua maturità. Cartoni animati ed energia atomica, icone infantili e industria del consumo, bambini schiacciati dal potere della tecnologia, schiavizzati, sacrificati al volere della macchina, gratificazione immediata dei bisogni del singolo e della totalità dei desideri, il potere del sesso.

Esiliato dal mondo artistico ufficiale, Keith Haring è tuttavia un artista di successo molto popolare. Sempre nel cuore della modernità, considera la sua arte come una massa  risultante da prodotti commerciali. Infatti nel 1986 smette di disegnare nelle metropolitane ed apre un negozio nel quale vende magliette, cartoline, poster, prodotti figli della sua stessa arte: è il Pop Shop. In questo modo vuole rendere la sua arte ancora più accessibile, includendola nella vita quotidiana di tutti: in seguito, Keith diventa un vero e proprio marchio.

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Il murale di Millwaukee  è lungo 30 metri, costituito da 24 pannelli, fronte + retro,  realizzato su commissione della Marquette university nel 1983 , in occasione dell’apertura del Museo Haggerty di Milwaukee.

L’iconografia rappresentata nell’opera è esemplificativa infatti del suo vocabolario che incalza il neo-pop americano degli anni 80 ; sono  rappresentati  bambini a carponi , cani, personaggi danzanti, quali ballerini di breack dance, televisori volanti e serpenti in un riassunto grafico, sintetico, d’impatto a tre colori.

Il mio pensiero?

Molti lo hanno nominato “il padre del graffitismo” , personalmente credo non sia corretta questa definizione in quanto graffitari e writers sono sempre esistiti e addirittura coesistiti con lui…; penso che Haring non sia il pioniere del graffito, credo invece che abbia indubbiamente inventato un nuovo linguaggio espressivo urbano, costituito da sagome quasi infantili e primitive, caratterizzate da un continuo segno nero che possiede  una chiara connotazione al fumetto. Il suo lavoro creativo è stato quello di concepire  una street art che si distinguesse , con una chiave di lettura immediata e accessibile a tutti,  semplice ma allo stesso tempo che rimanesse impresso all’ osservatore…che piu avanti diventerà fruitore dei suoi prodotti commerciali nel suo negozio. Questa sue scelta stilistica, conia uno stile nuovo e inedito, che è  facilmente identificabile in mezzo a quello di altri artisti dai suoi contemporanei a oggi.

Ricordo che in gergo writing l’over-line è quella linea che spesso si dà alla fine per rifinire l’opera e i suoi bordi, oppure all’inizio per tracciare  le linee di forza del disegno, Keith dell’over-line ne fà quasi l’assoluto protagonista, la linea insieme alle campiture a tinta piatta, diventano l’opera finita. Una creazione quasi vettoriale, priva di sfumatute, netta, brutale…si serve di pochi elementi del writing ma con questi comunica attraverso semplici elaborazioni grafiche…da vicino le sue opere presentano scolature e pennellate veloci che rendono l’opera piu calda, vibrante…vissuta nella sua semplicità d’esecuzione.

Certo è che vedere solo un opera, anzi due…qualche foto di lui e un video proiettato è un pò troppo poco in relazione al costo del biglietto per l’accesso a questa mostra teatina.. almeno non l’avrei chiamata mostra, ecco;  tutto sommato non rimpiango di averla vista, vengo dal writing illegale…. o perlomeno un anno della mia vita è stato dedicato al deturpamento urbano creativo per cui vedere un opera di un esponente pop/street art, mi riconduce ai quei ricordi ormai remoti ma indelebili di quel breve periodo, dove le bombolette erano l’arma volta a creare ed imporsi pubblicamente senza preavvisi senza autorizzazioni ma con la voglia di comunicare… Haring è uno di noi , ha saputo vincere e “farsi legalizzare” riuscendo anche a vendere il suo operato, veicolando il suo stile , facendolo diventare  anche moda da acquistare in piu forme… tutto questo merita la mia stima e il mio voler vedere dal vivo il suo lavoro per quanto privo di sudore figurativo esso sia 🙂

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Per la seconda volta fuori dagli Stati Uniti, in esposizione dal 30 luglio 2011 al 19 febbraio 2012 in Italia, presso il museo Nazionale La Civitella di Chieti, location di chiara entità archeologica, che ha voluto accogliere un opera del moderno novecento; la sede museale diviene così,  un eccezionale luogo di incontro tra passato e presente.

L’iniziativa è promossa dalla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo, dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo, dalla Regione Abruzzo e dal Comune di Chieti, organizzata da Alef – cultural project management di Milano, in collaborazione con il Patrick and Beatrice Haggerty Museum of Art, Marquette University, Milwaukee, WI.

Ecco le foto che ho scattato alla mosta teatina.




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